Cosa è rimasto degli obiettivi del millennio?

Gli anni ’20 del terzo millennio sono iniziati nel peggiore dei modi: con lo scoppio di una pandemia che non ha precedenti nella storia e con una guerra nel cuore d’Europa. Questi due argomenti sembrano aver monopolizzato l’attenzione generale, lasciando da parte la maggioranza delle altre criticità che interessano il globo da sempre.

Tuttavia, queste problematiche continuano la loro corsa nello spazio e nel tempo. La povertà continua a esistere e ad affliggere tante (troppe) persone, come anche il fenomeno delle discriminazioni – per fare solo qualche esempio. Per cercare di affrontare la situazione, proprio all’inizio di questo millennio, è stata redatta la “Dichiarazione del Millennio”. Ma di cosa si tratta? Chi l’ha firmata? E soprattutto, cosa è rimasto degli obiettivi del millennio?

obiettivi del Millennio

Gli Obiettivi del Millennio

Avete presente quando, una volta arrivati alla fine dell’anno, si stilano i buoni propositi per l’anno nuovo? Ci promettiamo di mangiare sano, di andare in palestra, di impegnarci nei propri interessi. Spesso, però, quando c’è da fare i conti con i bilanci di fine anno, ci si accorge di non aver portato a termine proprio tutto ciò che ci si era prefissati. Allo stesso modo, gli stati e le istituzioni internazionali si sono impegnate in un progetto ambizioso all’inizio degli anni 2000, che si è concretizzato negli 8 obiettivi di sviluppo del millennio.

Essi sono stati presi in carico da tutti gli stati membri delle Nazioni Unite, nel settembre del 2000. Prima di chiederci se questi “buoni propositi” siano stati rispettati o meno, bisogna prima capire quali siano e cosa perseguivano.

  1. Ridurre della metà la popolazione che vive nella povertà estrema, garantendo un lavoro dignitoso a tutti
  2. Assicurare a tutti i bambini, entro il 2015, il diritto all’istruzione primaria
  3. Sradicare dalla società la discriminazione di genere, implementando il ruolo della donna nella società
  4. Arrivare a una riduzione radicale della mortalità infantile
  5. Garantire che sempre meno donne siano esposte al pericolo della mortalità materna
  6. Prevenire e curare con efficacia malattie quali l’HIV/AIDS e la malaria
  7. Implementare politiche volte alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente, preservando la biodiversità
  8. Dare sostegno ai paesi in via di sviluppo, principalmente nel settore economico e commerciale

Gli Obiettivi del Millennio sono stati portati a termine?

Basta leggere l’elenco degli obiettivi per rendersi immediatamente conto del loro carattere ambizioso. Ciascuno degli argomenti trattati è stato seguito da indicazioni chiare sulle scadenze da rispettare, specialmente per quanto riguarda gli obiettivi facilmente misurabili. Cerchiamo, quindi, di vedere com’è la situazione a oggi, nel 2022.

  • La povertà estrema: una persona si trova in una condizione di “povertà estrema”, secondo gli standard mondiali, se vive con meno di 1,90 dollari al giorno. I dati attuali ci dicono che, attualmente, sono circa 670 milioni le persone in questa situazione. La maggior parte di esse si trova nel continente africano. Se dovessimo fare un paragone, nel 1990 le persone estremamente povere erano quasi 2 miliardi. A primo impatto sembrerebbe che, nel corso degli anni, questo problema sia stato quasi sradicato. Tuttavia, questi dati non rispecchiano a fondo la realtà, stabilendo una soglia della povertà “al di sotto di ogni ragionevole concezione di una vita dignitosa“.

  • Ridurre la mortalità infantile e quella materna: per quanto riguarda la mortalità infantile, secondo i dati di “Save the children” essa sta aumentando vertiginosamente, negli ultimi anni, a causa di fattori come la pandemia, le guerre in corso e la crisi climatica. Nel 1990 i decessi infantili registrati ammontavano a oltre 12 milioni, per poi scendere di oltre il 60 per cento in 30 anni. Risulta quindi importante cercare di non perdere i progressi acquisiti fino a oggi, dovuti soprattutto al miglioramento dei sistemi sanitari. La mortalità infantile si lega saldamente alla salute e al benessere delle madri, che spesso si trovano a dover partorire in condizioni inadatte e pericolose. Secondo un’analisi condotta da “The Lancet“, dal 1980 al 2008 la mortalità materna è scesa del 35%. Tuttavia, il fenomeno è ancora tragicamente diffuso.

Un altro problema: l’istruzione primaria universale

Il diritto allo studio è fondamentale, specialmente nell’ottica del futuro delle nuove generazioni. Basandoci sui dati dell‘Unicef, attualmente 1 bambino su 5 non ha accesso all’istruzione. A peggiorare la situazione ci pensa la pandemia, che ha allontanato ulteriormente gli studenti dai banchi di scuola. Dati alla mano, prima del Covid il 53% dei bambini sperimentava la “povertà educativa“. Ora questa percentuale potrebbe salire al 70% . Inoltre, l’Unicef sottolinea come le bambine e le adolescenti che non studiano ammontano a 129 milioni. Il futuro le vede spesso giovani mogli e madri, come nel caso del child marriage, di cui abbiamo già trattato.

Verso il futuro: l’Agenda 2030

Nel settembre 2015, al termine della Dichiarazione del Millennio, l’ONU non si è di certo fermata. Ha infatti redatto un nuovo documento, conosciuto come l’Agenda 2030. Come facilmente intuibile dal nome, il focus principale è quello di risolvere diverse problematiche (non lontane dagli 8 obiettivi del 2000) proprio entro il 2030. L’Agenda si compone di 17 obiettivi e si focalizzano su temi centrali e già discussi. Tra essi troviamo: la lotta alla povertà e al cambiamento climatico, il diritto a un lavoro dignitoso. Inoltre, possiamo elencare anche l’accesso per tutti all’acqua pulita e ai servizi sanitari, l’innovazione industriale e tecnologica.

C’è ancora molto da fare

C’è ancora molto da fare. Come abbiamo visto, gli 8 obiettivi del millennio non sono riusciti completamente nel proprio intento, tanto da portare alla necessità di redigere l’Agenda 2030. La società civile deve lavorare duramente, al fine di sradicare fenomeni quali, ad esempio, la discriminazione di genere. Inoltre è importante focalizzarsi sul rispetto dell’ambiente e coordinare l’azione delle istituzioni. Sembrerà banale, ma il futuro dipende da come agiamo oggi. La consapevolezza riguardo alle criticità attuali è il primo passo per rendere il mondo un posto migliore.


Fonti: 

wikipedia.org

greencrossitalia.org

veracura.network

osservatoriodiritti.it

editorialedomani.it

unicef.it

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