Ius scholae

Seguendo le ultime notizie riguardo la politica italiana, vi sarete sicuramente imbattuti nel concetto di “Ius scholae”. Si tratta di una riforma al diritto alla cittadinanza italiana, che potrebbe rappresentare un’autentica rivoluzione nel sistema legislativo in vigore. Ma cosa si intende quando si parla di “Ius scholae”? In cosa consiste il suo carattere rivoluzionario?  

Partiamo con il dire che l’argomento del diritto alla cittadinanza per gli stranieri è estremamente spinoso e molto controverso. Tanto che è stato discusso spesso dall’opinione pubblica. Nel nostro paese, attualmente, è in vigore la legge dello Ius sanguinis, che prevede la cittadinanza solamente per gli individui che hanno almeno un genitore italiano. Questa legge è estremamente limitante, poiché esclude moltissime categorie e varianti dalla possibilità di sentirsi parte integrante del paese in cui si vive.  

Pareri a favore e contrari allo Ius scholae

Proprio a causa di queste limitazioni si discute da tempo sulla possibilità di ampliare le modalità per accedere alla cittadinanza. La proposta riguardo lo Ius scholae si inserisce proprio in questo ambito. Si tratta, nella pratica, di dare la possibilità a chiunque si sia trasferito in Italia prima di aver compiuto 12 anni di poter diventare cittadino italiano, a condizione che siano stati completati almeno 5 anni di scuola. È notizia di questi mesi l’approvazione della proposta da parte della Commissione Affari Costituzionali. Si tratta di una news positiva, che fa ben sperare verso l’approvazione definitiva.  

Questa proposta di legge è stata presentata da Giuseppe Brescia, appartenente al Movimento 5 Stelle e presidente della commissione Affari costituzionali. Al momento tutti i partiti di sinistra si sono detti favorevoli, cosi come Forza Italia. Il resto della destra si è opposta, sostenendo che i 5 anni scolastici inseriti come requisito siano troppo pochi.  

Prima dello Ius scholae: differenze tra Ius sanguinis e Ius sanguinis

Come precedentemente illustrato in “Ius soli, ius sanguinis o ius culturae”, al momento ci sono due modalità di stabilire il diritto alla cittadinanza. Lo Ius sanguinis stabilisce un “diritto di sangue”, secondo cui se si è figli di genitori italiani, si è automaticamente italiani. Se invece si è nati in Italia, ma in questo caso da genitori stranieri, si può richiedere la cittadinanza al compimento dei 18 anni, ma solo dimostrando di aver vissuto tutti questi anni sul territorio italiano.  

Per chi non rientra in queste due categorie, i metodi per richiedere la cittadinanza sono maggiormente insidiosi. Infatti, gli stranieri possono diventare cittadini italiani se hanno vissuto in modo stabile e legale in Italia per almeno 10 anni. Nel caso di un paese appartenente all’Unione Europea, gli anni minimi sono stati abbassati a 4. Un altro modo per ottenere la cittadinanza si basa sul matrimonio o l’unione civile con un cittadino italiano.  

Il secondo concetto legato al diritto alla cittadinanza è lo Ius Soli, che non è in vigore in Italia ma che è diffuso in molti paesi, specialmente nel continente americano. In questo caso, i cittadini di un paese sono stabiliti a seconda del territorio in cui nascono. I genitori possono essere di qualsiasi nazionalità, ma un bambino acquisisce la nazionalità vigente nel territorio in cui è nato.  

Le persone straniere come risorsa  

Tornando al sistema italiano, come specificato, esso è legato a diverse caratteristiche insidiose, che portano il diritto alla cittadinanza ad essere una specie di “Sacro Graal”, quasi impossibile da ottenere. È importante sottolineare, però, che per diverse categorie di persone la cittadinanza rappresenta un riconoscimento di appartenenza al paese in cui hanno vissuto da sempre. È impensabile ipotizzare che un ragazzo che sappia perfettamente parlare italiano, che abbia frequentato tutte le scuole qui, raggiungendo in questo modo una conoscenza critica della società del nostro paese, non possa votare e sentirsi ufficialmente italiano.  

Le persone straniere, di prima o seconda generazione, rappresentano una risorsa e non un limite per il nostro paese. La ricchezza culturale e linguistica non può fare altro che arricchirci, a differenza di come in tanti possano essere portati a credere. C’è una quantità spropositata di giovani, nella maggior parte dei casi, che dimostrano in tutti i modi di essersi integrati perfettamente nel contesto sociale italiano. Aggiornare una legge, come quella dello ius sanguinis, che sembra a tutti gli effetti anacronistica, potrebbe simboleggiare una dimostrazione di accettazione e di integrazione. Inoltre sarebbe un riscatto per tutti questi giovani, a tutti gli effetti italiani, che non “sono in regola” per dichiararlo.  

Il potere dell’istruzione e della cultura 

Tra i diversi fattori che potrebbero essere usati al fine di classificare una “meritocrazia” nell’ambito del diritto alla cittadinanza, l’istruzione e la cultura rappresentano certamente dei concetti emblematici. La scuola italiana può risultare, in questo caso, un metro di giudizio importante dell’integrazione sociale. Con l’approvazione dello Ius scholae, un cittadino sarebbe tale grazie al solo impegno nel conseguimento di un titolo di studio. Al contrario, attualmente un cittadino italiano lo è automaticamente e passivamente, grazie alla sua discendenza. Paradossalmente quindi, i nuovi cittadini acquisiti grazie allo Ius scholae potrebbero dimostrarsi maggiormente attivi nei contesti pubblici e politici, rispetto a chi è diventato cittadino in modo “passivo”.  

Un’autentica rivoluzione 

Ci vorrà ancora del tempo per scoprire se questa nuova “Ius scholae” verrà approvata o meno. Sicuramente si tratterebbe di una legge rivoluzionaria, che aiuterebbe ad arginare il passato della politica italiana. Essa è stata caratterizzata spesso da opinioni discriminatorie riguardo l’immigrazione. Incentivare l’integrazione, che passa necessariamente per l’istruzione e la conoscenza del paese di accoglienza, è un grande passo in avanti, senza ombra di dubbio.  


Fonti:  

leggioggi.it

lindipendente.online

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